Una città che punta alla qualità dello sviluppo e del lavoro

Il programma per punti

                Lo sviluppo e il lavoro

Verona e il suo territorio vantano a buon diritto un diffuso benessere, soprattutto in relazione ad altre città di altre regioni d’Italia. Tuttavia, i segni della crisi si sentono. Se il settore del commercio, alberghi e ristoranti è rimasto sostanzialmente stabile, è preoccupante la diminuzione del peso del settore manifatturiero, in particolare di quello artigiano e di quello agricolo. La composizione settoriale dell’economia veronese vede un 16,5% di imprese agricole, un 25,6% di imprese manifatturiere con un 10,5% dell’industria in senso stretto, un 21,3% del commercio e un significativo 32,8% di imprese di servizio (alloggio e ristorazione, servizi alle imprese, servizi alle persone), un 3,8% non è classificato.
Dagli ultimo dati disponibili emerge che il tasso di occupazione mantiene livelli significativi, ma non per i più giovani che non trovano lavoro (il tasso di disoccupazione nella fascia 18-29 è del 13,9%, nella fascia 25-34 è del 10,1% su una media provinciale del 5,3% e il numero delle persone inattive nella fascia 15-64 che non cercano lavoro è arrivato a 181.700) e nel contempo, stando sempre agli ultimi dati disponibili della Camera di Commercio di Verona, nel solo 2016 sono state autorizzate quasi 11 milioni di ore di cassa integrazione nella provincia, con un trend in aumento di circa 1 milione in più rispetto all’anno precedente e che si mantiene molto significativo anche se lontano dai picchi più alti della crisi, che continua purtroppo a colpire nella nostra realtà, tanto che il numero delle imprese a fine 2016 registra un calo rispetto al 2007 di circa 3500 unità (96.211 contro le 100.664 di fine 2007).
A ciò si aggiunge un diffuso senso di incertezza sul futuro che riguarda non solo il lavoro dipendente, ma anche il mondo delle professioni, particolarmente presente a Verona, che risente del generale rallentamento dell’economia. Ne sono primi segnali le difficoltà di trovare occupazione da parte dei giovani laureati.

                Il ruolo del Comune nello sviluppo

A fronte di questo quadro in cui convivono punti di forza e punti di debolezza il Comune del capoluogo, pur non avendo competenze specifiche in materia di collocamento e politiche attive del lavoro, può, tuttavia, svolgere un ruolo di primaria importanza per lo sviluppo generale dell’economia e dell’occupazione.
Innanzitutto può e deve monitorare la situazione per conoscere la realtà e intervenire là dove la crisi morde con più forza, per fornire alle parti sociali il quadro di riferimento su cui esercitare le loro prerogative.
Oggi, in assenza di un quadro di riferimento preciso si interviene di volta in volta sui singoli problemi, quasi per inerzia quando le emergenze non possono essere ignorate. Pochissimo ascolto hanno avuto in questi anni i ripetuti tentativi delle organizzazioni sindacali di costruire degli efficaci tavoli di confronto per realizzare iniziative concertate tese a contenere la crisi e a individuare linee di azione per il futuro.
Il Comune di Verona ha sottovalutato l’apporto che può essere dato dall’Università non solo ai fine della conoscenza e del monitoraggio della situazione, ma anche e soprattutto, ai fini dello sviluppo delle attività di innovazione e di ricerca e di sostegno alle start up. L’università ha potenzialità che oggi possono essere molto utili per la città. Tale apporto può essere utile anche ai fini dell’applicazione intelligente della legge regionale 14/2014 sui distretti industriali, le reti regionali e le aggregazioni di impresa.
Infine, il Comune può e deve saper utilizzare al meglio tutte le opportunità offerte dall’Unione Europea inserendosi in progetti di largo respiro.
Il Comune di Verona ha potenzialità ben più importanti.
Il sistema delle aziende partecipate e controllate, dall’Aeroporto alla Fiera, dal Consorzio ZAI alla Fondazione Arena, costituiscono una leva formidabile per rilanciare lo sviluppo dell’area comunale e provinciale che subisce attualmente una certa dose di appannamento.
Il progetto per la costruzione di una vera area metropolitana comprendente i centri urbani limitrofi di Brescia, Vicenza, Mantova, Trento ha subito in questi anni una battuta di arresto molto preoccupante. Riteniamo che solo a questo livello, da rilanciare con una visione strategica adeguata, il Comune di Verona possa rafforzare i settori oggi più dinamici (logistica, turismo, trasporti) e valorizzare le produzioni locali concertando con le altre città una efficace azione di marketing territoriale. Per fare ciò serve quella visione strategica che in questi ultimi dieci anni è mancata.
Per recuperare risorse finanziare finalizzate a sostenere progetti di innovazione e sviluppo il Comune deve realizzare una forte azione di contrasto all’evasione fiscale e contributiva d’intesa con le istituzioni statali preposte.

            La strategia rispetto alle partecipazioni societarie

Per svolgere un ruolo nello sviluppo attraverso le aziende partecipate occorre, però, una strategia su di esse, comprese quelle di servizio pubblico locale (acqua, energia elettrica, gas, rifiuti, trasporti).
Trasparenza, professionalità, competenza sono obbligatorie, ma ancora non sufficienti: serve un forte salto di qualità della politica nella loro gestione.
Il Comune deve preoccuparsi di più di fornire servizi di qualità al prezzo più basso piuttosto che trasformare le aziende pubbliche in puro sostegno al proprio bilancio o in posti dove esercitare il potere clientelare.
Alcune dismissioni possono e debbono essere fatte, come quelle nelle autostrade. In altre realtà, come la Fiera serve trovare un partner industriale che porti capitale e idee per sviluppare l’attività. Per quanto riguarda l’Aeroporto bisogna rivedere totalmente il quadro per non far uscire definitivamente di scena il nostro scalo dal novero dei principali aeroporti italiani.

Acqua e rifiuti devono restare in mano pubblica

Infine, le alleanze. Se il raggio della nostra azione per lo sviluppo è l’area metropolitana, è anche attraverso rapporti tra le aziende di questi territori che si realizza questa prospettiva, avendo come base le scelte industriali e non quelle dettate dalle affinità politiche con questa o quell’altra amministrazione locale o regionale.
In conclusione, si deve ribadire l’impegno a mantenere l’equilibro settoriale della nostra economia non sbilanciando totalmente l’azione verso il terziario tradizionale. Nessun grande centro cittadino può mantenere alti standard senza un livello qualificato e innovativo della sua manifattura e senza alti livelli di qualità nell’innovazione e nella ricerca che devono interessare tutti i settori. A questo fine serve la realizzazione della banda larga in tutto il territorio comunale da realizzare al più presto così come vanno potenziate tutte le cosiddette infrastrutture immateriali che sono indispensabili per ogni economia del futuro. Verona deve puntare a essere a tutti gli effetti una smart city secondo i più consolidati modelli europei.

 

            Il front-office per imprese e professionisti

Per favorire la rimessa in moto dell’economia cittadina e, al tempo stesso, per facilitare le modalità di accesso e migliorare la funzionalità a favore di imprese e professionisti, appare opportuno promuovere l’avvio di un vero e proprio font-office dedicato con un’attenzione particolare alle imprese create da giovani.
Oltre a trovare una idonea collocazione logistica, il suo obiettivo deve essere la semplificazione di tutti gli adempimenti attualmente svolti dal mondo imprenditoriale e dai professionisti presso gli sportelli per l’edilizia e le attività produttive informatizzando sempre più dove possibile le modalità di richiesta e di erogazione delle risposte.

                    La vocazione turistica

Verona è tra le maggiore città italiane capoluogo di provincia per flussi turistici. Non tanto come Comune che, da solo, non ha i numeri che spesso, sbagliando, vengono indicati, ma come riferimento di una provincia che a fine 2016 ha registrato 4,484 milioni di arrivi e 15,535 milioni di presenze. Bisogna precisare, però, che 2,758 di quei milioni di arrivi e 12,917 milioni di quelle presenze vengono realizzati dal solo lago di Garda. Verona potrebbe sviluppare ulteriormente tale specifica vocazione coordinando maggiormente le iniziative, attraverso alcuni interventi in materia quali:
•    valorizzare maggiormente il centro storico, ma, al contempo, promuovere le peculiarità ambientali a partire dalla effettiva approvazione del piano ambientale di gestione del Parco delle Mura, dei Forti e del Parco dell’Adige Nord e Sud;
•    sostenere il patrimonio culturale della città in tutte le sue espressioni;
•    favorire la piena accessibilità della città ai molti turisti che desiderano fruirne tramite percorsi tematici, garantendo forme di turismo sostenibile;
•    favorire il recupero dei quartieri anche e soprattutto nell’ottica della qualità architettonica.
Il Comune può e deve essere all’avanguardia nell’applicazione della recente legislazione regionale in materia realizzando vere e funzionali strutture per la gestione integrata dell’offerta turistica (DMO) in strettissima collaborazione con gli operatori e deve sempre con loro arrivare a norme precise che disciplinino in modo chiaro tutte le forme di offerta non alberghiera tradizionale per assicurare a tutti gli ospiti standard omogenei di trattamento e di sicurezza e per evitare che l’assenza di regole chiare crei situazioni di concorrenza sleale con preoccupanti ricadute sulla qualità dell’offerta e con gravi irregolarità fiscali e non solo.
Per quanto riguarda la tassa di soggiorno, deve essere chiaro che gli introiti dovranno essere dedicati al potenziamento dell’offerta turistica.